Selezione

I 5 errori da evitare per essere un selezionatore si successo!

Ho constatato che spesso, a guidare un processo di selezione non sono dei selezionatori esperti, persone formate che hanno lavorato prima di tutto su se stesse; infatti osservando il loro comportamento, durante i colloqui individuali ad esempio, noto diversi errori che li porteranno a perdere risorse valide e, a lungo andare, anche il loro datore di lavoro.

Per questo motivo, ti invito ad evitare questi 5 errori comuni nel selezionatore inesperto:

1- Porre domande senza ascoltare. Può sembrare un controsenso, invece è una cosa che osservo spesso in quegli addetti alla selezione che sono stati investiti di quel ruolo un po’ per caso. Se frequenti quei “corsetti” o quei “masterucci” dove dovrebbero insegnarti a tenere un colloquio di selezione, si limitano invece a consegnarti una sorta di prontuario delle “domande fantastiche per un selezionatore che spacca”, quello che non ti insegnano, spesso, è saper gestire le risposte a quelle domande, come se fossero scontate, come se A + B dovesse necessariamente dare una C. Sai cosa accade alla nostra mente quando ci predisponiamo in questo modo alle risposte? Semplicemente, selezioniamo della risposta solo quello che si aspettiamo, dunque ci perdiamo pezzi importanti, preziosi, piccoli spazi aperti, magari per una distrazione, che potrebbero invece farci cogliere qualcos’altro del candidato.

2- Non chiarire o approfondire il senso delle parole. Già! Spesso si dà per scontato che se io dico “cane” e sto pensando ad un San Bernardo, nella mente di chi mi sta di fronte comparirà la stessa immagine mentre magari all’altro la parola cane evoca un barboncino. Molti selezionatori non approfondiscono il senso delle parole che vengono usate dal candidato, attribuendo a quelle un proprio significato. Si, certo, mi rendo conto che, ci vuole più tempo e che non sempre possono essere svolti colloqui di trenta minuti ed oltre, ma non è questo il punto! E tu mio caro esperto di selezione dovresti sapere che a volte basta anche solo una domanda per capire se è fruttuoso investire altro tempo con quel candidato oppure no.

3- Seguire un copione. Ovviamente quando si è definito il profilo ideale della risorsa ricercata, rispetto alle competenze, alle conoscenze e alle abilità e propensioni caratteriali ricercate, saranno scelti degli strumenti di indagine piuttosto che altri. Sarà predisposta una griglia di raccolta delle informazioni, che chiaramente serve a dare organicità al processo di selezione. Questo però non deve vincolare il selezionatore, vuoi dare l’effetto di un robot automatico che fa domande imparate a memoria? Spero proprio di no! In tal caso, avendo ben chiara la direzione, è importante che tu impari a stare con la persona, e ad ottenere le risposte che ti occorrono, coniugando questa esigenza con la flessibilità relazionale.

4- Non indagare sul “qui ed ora” del candidato. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che quando hai di fronte un candidato, hai di fronte una persona che non solo porta titoli e competenze, ma ha una vita che è fatta di cose professionali e di cose private, che con grande eticità, va indagata. Chiaramente il candidato non deve essere sottoposto a un interrogatorio, basta saper porre le domande in modo giusto, evitare cose a freddo del tipo “è sposata?”, “ha amanti?”, “viaggia?”. Mi dissocio da questi pseudo-selezionatori che fanno sentire il candidato sotto accusa, così per gioco. Se davvero fai bene il tuo lavoro, vedrai che le informazioni verranno a te come se niente fosse, e alla fine l’idoneità o meno al profilo non sarà un giudizio calato dall’alto, ma una strada percorsa in due.

5- Credersi Superiore! La cosa che più mi inorridisce sono i colleghi selezionatori che scrivono su Linkedin di questo e quel “caso” che è capitato loro durante un processo di selezione. Questi, dall’alto della loro professionalità, stanno lì a dire cosa sia giusto cosa sia sbagliato. Certo è importante che il candidato arrivi preparato al colloquio, ma dimenticano che ciò che loro danno per scontato, magari non fa parte del quotidiano della maggioranza delle persone (il contatto con le proprie emozioni, la gestione della respirazione, come scaricare la tensione) perché magari non hanno ancora avuto modo di apprendere al fine di gestire al meglio il proprio colloquio. Quindi espertissimo selezionatore, non ti fai una bella pubblicità se invece di metterti tu in gioco di volta in volta per comprendere il mondo di chi ti sta di fronte, pretendi che, il candidato sia perfetto. Sei tu che “dovresti” avere le risorse, gli strumenti e la formazione per accogliere il mondo dell’altro e coglierne le risorse e i punti di miglioramento.

 

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Scritto da Rossella Annunziata Gargiulo

A cura di Luigi Lucci 

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