Orientamento

10 miti da sfatare sull’ Orientamento professionale delle Risorse Umane

10 miti da sfatare sull’ Orientamento professionale delle Risorse Umane

Lo scenario è questo: nel prossimo futuro, anzi se non te ne fossi ancora accorto... OGGI, le uniche professioni che non moriranno sono quelle nelle quali un algoritmo matematico, per quante possibilità possa contemplare, non è sufficiente.

Andranno avanti solo quelle professioni dove la macchina non può sostituire l’uomo, dunque dove la persona è chiamata ad esserci: corpo, mente e anima (o spirito, o essere, o come ti pare).

Moriranno tutti i lavori dove bastava stare lì e “pigiare un bottone” per tutta una vita.

In questo scenario, che per alcune persone può sembrare quasi apocalittico, soprattutto per te abitudinario mio, che ti piace essere comodo e metterti poco in gioco, è fondamentale la figura dell’orientatore.

Se vuoi sapere come nasce,  dove si sviluppa, chi ha avuto questa intuizione geniale,  come si comportavano i nostri avi rispetto a questa professione, puoi reperire questo tipo di informazione su internet.

Io oggi sono qui per sfatare 10 miti che riguardano la professione dell’orientatore e l’orientamento.

  1. Durante l’orientamento al lavoro parliamo solo di lavoro.

No! Parliamo di vita, parliamo della persona, delle motivazioni, dei valori, dei bisogni che la spingono verso una direzione piuttosto che verso un’altra. Compito dell’orientatore è proprio quello di aiutare la persona ad indagare queste aree, accompagnandola verso la scelta più coerente con se stessa, con la propria visione e del modo in cui vuole muoversi nel mondo.

  1. Se lo fai bene dura tutta la vita!

Eh no, anche in questo caso non è proprio così. Un buon orientamento può fornire direzione, il filo rosso che accompagnerà la persona nelle scelte future. Tuttavia, ad un certo punto della carriera, potrebbe succedere di nuovo: la persona non saprà dove andare e dove direzionarsi, tutto normale! Bisognerà riscoprirsi. Siamo in continua crescita ed evoluzione.

  1. È inutile perché “solo pochi fortunati fanno il lavoro dei sogni”.

Ovvio! L’orientamento non assicura il lavoro dei sogni, nessuno può garantirtelo. Quello che si può fare insieme è trovare un modo, una strada, anche nuova, inusuale, che sia percorribile, che dia la possibilità di trasformare i sogni in obiettivi, e gli obiettivi in risultati.

  1. L’orientamento è come un incontro da uno psicologo.

Assolutamente no! L’orientatore fa l’orientatore e lo psicologo fa lo psicologo.

Quando ci si rivolge ad un orientatore si può scegliere il grado di profondità con il quale lavorare sui  propri insuccessi o insoddisfazioni lavorative. Ovviamente potrebbero venir fuori cose riguardanti il vissuto personale (vedi punto 1), che potrebbero ostacolare il raggiungimento di obiettivi. Questi elementi non sono però approfonditi con l’orientatore, che definisce con la persona un piano d’azione legato alla carriera, anche alla luce di ciò che emerso di “personale”.

  1. Basta un incontro.

L’attività di orientamento non è come un viaggio a Lourdes, in un incontro non si risolve il tutto, anzi c’è un contatto costante per un certo periodo di tempo, volto alla verifica del funzionamento delle strategie individuate insieme.

  1. Se l’orientamento non va a buon fine è colpa dell’orientatore.

Facile, troppo facile. Quando incontro i miei clienti, prima di iniziare un orientamento e quindi mettere a disposizione il mio tempo, le mie risorse e le mie energie chiedo a chi mi sta di fronte: “sei pronto ad impegnarti? Sei pronto a prenderti la tua parte di responsabilità? A lavorare sodo per ottenere il lavoro che vuoi?” Dalla risposta a questa domanda dipende molto, perché l’orientamento è un gioco a due.

  1. Parlare con un orientatore è come fare una chiacchierata con un amico.

Non dirlo nemmeno per scherzo. L’orientatore non ti da consigli, quelli li danno gli amici (appunto), e tanto meno ti indora la pillola, se ciò che la persona sta facendo è sbagliato te lo dice! Compito dell’orientatore è proprio quello di fare luce sulle dinamiche disfunzionali e definire azioni certe, volte a direzionare il cliente verso la retta via professionale.

  1. Posso fare da solo.

Orientamento in auto applicazione? Beh si certo, si può provare. Tuttavia anche la persona con la maggiore capacità di autoanalisi di questo mondo ad un certo punto avrà bisogno di confrontarsi, proprio perché la conoscenza e la sfilza di possibilità che possiamo immaginare sono limitate. L’orientatore in questo senso è risorsa, soprattutto perché è un professionista che conosce una serie di strumenti di indagine che servono ad aprire spazi e prospettive, ed è allenato ad incontrare tante persone facendo tesoro di tutte le esperienze che raccoglie, inoltre fornirà un punto di vista pienamente oggettivo, fuori da tutte le dinamiche che invece possono coinvolgere il cliente.

  1. L’orientamento è per i falliti.

Errore! L’orientamento è spesso più necessario per le persone di successo. Quante volte, subito dopo aver raggiunto un obiettivo tanto desiderato, magari anche tanto sudato, si sente dire: “E adesso, che faccio?”?. Si è così abituati a “non raggiungere i nostri sogni”, che raggiungerli disorienta!

  1. Chiunque può diventare orientatore!

Certo, chiunque abbia passione, motivazione, senta una chiamata al supporto altrui. Chiunque sia interessato al mondo del lavoro tanto da informarsi e formarsi in continuazione. Chiunque voglia comprendere il mondo altrui, chiunque si metta in discussione direttamente, perché il mondo del lavoro di oggi, da qualunque punto di vista lo guardi, ti mette in discussione continuamente. Chiunque abbia gli attributi per essere parte attiva nella gestione del cambiamento che ci circonda.

Quindi se, come missione professionale, vuoi avvicinarti al mondo dell’Orientamento e della Formazione per la crescita e lo sviluppo delle risorse interne delle persone, non ti resta altro che apprendere i metodi più  innovativi presenti oggi in Italia e auto-orientarti verso il Master in Gestione delle Risorse Umane di Luigi Lucci. Clicca sul banner e scopri di più.

Scritto da Rossella Annunziata Gargiulo a cura di Luigi Lucci

 

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