Formazione

I 7 errori più comuni di un formatore inesperto.

Da docente senior, in questi ultimi anni, mi è capitato più volte di supervisionare formatori alle prime esperienze durante le loro lezioni, dunque, a seguito di queste osservazioni ho raccolto i 7 errori più comuni che ho visto commettere.

Sei un aspirante formatore o un formatore che si mette in discussione e ha voglia di migliorarsi?

Bene! Buona lettura allora!

  1. Non presentarsi.

Ecco uno scenario frequente in aula: “Buongiorno, oggi vi spiegherò come si registra una fattura”; oppure “Buongiorno, sono Ciro Esposito e oggi vi spiego come si struttura un post su Facebook”.

Si, okay, davvero interessante, ma chi sei? Perché sei qui? E perché tu? Ciro Esposito in qualità di?

La tua presentazione è una parte molto importante del processo formativo, serve a chiarire ai discenti perché sei stato scelto tu e non un altro formatore, è fondamentale se vuoi che ti riconoscano come guida. Sai strutturare una buona presentazione di te? No? È ora di impararlo se vuoi risultare credibile sin dal primo minuto di lezione.

  1. “Appollaiarsi” da una parte.

Osservo spesso docenti inesperti che danno importanza solo al contenuto delle proprie lezioni, in realtà l’ho riscontrato anche nei docenti “dinosauri”, quelli che hanno ancora un’idea di formazione “vecchio stampo”. Mio caro formatore, dato che in aula ti trovi in una dinamica “uno a molti”, dove tu sei chiamato a tenere alta l’attenzione di tutto il gruppo e a gestire le interazioni nello stesso, anche il modo in cui occupi lo spazio all’interno dell’aula è molto importante, cioè come gestisci la tua prossemica. Invece, ne vedo di tutti i colori: appollaiati sulla scrivania, seduti dietro la scrivania tutto il tempo, appoggiati alla lavagna come se fosse una stampella a cui reggersi per l’intera durata dell’intervento, ecc. È molto importante per te formatore imparare a gestire la tua prossemica, perché attraverso questa puoi comunicare e gestire meglio i tuoi  discenti; come ad esempio nei momenti di confronto in plenaria e restituzione feedback, dove avvicinarti a chi parla e poi riacquistare il centro dell’aula mentre riporti il concetto, può essere un modo per coinvolgere tutti i partecipanti.

  1. Tenere lo stesso tono di voce e ritmo dell’eloquio.

Ci sono dei professionisti che in maniera naturale modulano la voce rispetto al messaggio che vogliono trasmettere, altri no, ma tranquillo è un’arte che si apprende. Quando tieni una lezione non è funzionale all’apprendimento parlare 2 o 3 ore mantenendo lo stesso ritmo e lo stesso tono di voce, rischi di inficiare l’apprendimento dei tuoi discenti! Ti faccio qualche esempio: una voce molto pacata con un ritmo dell’eloquio lento all’inizio sarà molto piacevole, dopo di che l’effetto sarà quello di una ninna nanna e i discenti cadranno in una specie di ipnosi che li indurrà alla sonnolenza. Un tono alto e un ritmo rapido li energizzerà, perché lo percepiranno come un invito all’azione continua, ma dopo un po’ ti troverai a gestire un’aula “agitata”. Il tono e il ritmo vanno modulati a seconda del momento della lezione, il momento della spiegazione richiede un ritmo calmo, un tono costante, diverso da quello del coinvolgimento, dove il ritmo si rallenta e il tono è più profondo, e ancora diverso da quello della chiamata all’azione, dove il tono più alto e il ritmo è più rapido, ecc.

  1. Non “incontrare” il mondo dei discenti.

Ah, se tutto ciò che viene spiegato nei libri fosse sempre vero!

I formatori alle prime esperienze, spesso,  credono che avere classi eterogenee sia la regola, in realtà anche alcuni formatori dinosauri, a cui mi riferivo prima. La verità è i gruppi d’aula sono formati da persone che per esperienze e per formazione portano un bagaglio ricco di contenuti diversi. Incontrare queste persone vuol dire trovare dei punti di contatto che possono essere funzionali al loro apprendimento, questa operazione renderà la lezione più efficace per tutti. Per questo motivo per ogni buon formatore, è importante dedicare i primi minuti di lezione all’incontro e alla conoscenza reciproca.

  1. Perdere la guida dell’aula.

Questo può accadere per vari motivi, tra cui la cattiva gestione dei diversi discenti che potresti incontrare in aula, tra cui:  il discente “disturbatore” o quello “eccessivamente logorroico”, poi c’è quello “sfidante”, e ancora quello “bisognoso di attenzioni”. Le situazioni che possono presentarsi sono davvero tante e un formatore inesperto o che non si è mai formato sulle dinamiche di gruppo, potrebbe trovarsi “vittima” di alcuni “personaggi” accennati, che sono tra i più comuni. Questi, in maniera del tutto inconsapevole, monopolizzano la lezione per perpetuare propri schemi di comportamento, legati alle loro convinzioni. Non stiamo qui ad approfondire il perché, tuttavia imparare ad individuarli ti consentirà di disinnescarli ed eviterai di perdere la guida della tua classe, oltre che tempo prezioso da sfruttare, invece, per condurli al raggiungimento dei loro obiettivi di apprendimento.

  1. Portare le persone al raggiungimento dei tuoi obiettivi formativi.

Anche se sei alle prime esperienze, mi auguro che a seguito dell’assegnazione del ruolo di docente tu ti impegni nella preparazione di un progetto formativo, definendo gli argomenti da trattare e le eventuali esercitazioni. Nel fare questa operazione chiaramente ti porrai degli obiettivi di apprendimento per i tuoi discenti. Un formatore esperto, una volta entrato in aula, verifica il livello di partenza dei suoi discenti e inizia un’opera di negoziazione tra questo e la sua progettazione formativa, stabilendo quello che effettivamente ogni discente è in grado di raggiungere in quel momento, pur mantenendo il suo operato coerente con gli obiettivi didattici. L’errore nel quale un docente inesperto spesso cade, è trascurare questa fase e cercare a tutti i costi, anche investendo molte delle sue energie, di portare tutti gli allievi al livello che lui desidera ottenere, generando solo frustrazione. Se vuoi essere un buon formatore dovrai assicurarti che tutti abbiano appreso gli argomenti, rispettando il livello di apprendimento di ciascuno.

Sei tu a definire strade diverse, non loro a seguire tutti la tua!

  1. Cadere vittima del “come sei bravo”.

Confessa, ripensandoci, non ti è mai capitato di aver progettato un intervento formativo, o aver attuato dei comportamenti in aula per ricevere feedback positivi dai tuoi discenti? Magari qualche pausa più lunga, modi più accomodanti, perché la cosa importante per te in quel momento è che loro fossero contenti della tua lezione, anche se magari avevano imparato qualcosa in meno rispetto alle loro possibilità. Lo comprendo, un formatore è sempre sotto la lente d’ingrandimento e non è facile gestire ciò, soprattutto alle prime esperienze. Ma attenzione! ”Chi si loda, si imbroda” dice un detto. Nel lungo tempo, una lezione ben riuscita non è quella dove i discenti lasciano l’aula rilassati come quando vanno alla spa, ma è quella dove i discenti sono soddisfatti nonostante la fatica e gli sforzi. Nessun cambiamento, apprendimento o raggiungimento di obiettivo si ottiene senza mettersi alla prova fino in fondo. Vuoi essere “carino e coccoloso” o fare la differenza nella vita delle persone? Pensaci!

Se ti è arrivato qualche “cazzotto nella pancia” mentre leggevi queste cose, e/o  vuoi arrivare preparato alla tua lezione in aula, sei pronto a ricevere feedback precisi e che ti facciano fare la differenza, se vuoi uscire stanco dalle nostre aule ma con quel senso di soddisfazione di chi sa di aver ottenuto qualcosa in più, e se non vuoi estinguerti come i dinosauri, allora visita il nostro sito, e partecipa al nostro master!

Scritto da Rossella Annunziata Gargiulo

a cura di Luigi Lucci

 

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