Formazione

Cosa vuol dire trasferire il “saper essere” all’altro.

Molti scelgono di fare la professione del Formatore senza avere la minima idea di cosa voglia dire e troppo spesso, ahimè,  paragonandola a quella dell’insegnante o docente di scuola.

Conosci la differenza tra l’insegnante e il formatore?

Credi che le due parole si utilizzino indistintamente per allenare la lingua italiana come se fosse uno sport?

Se sei un formatore e hai risposto di sì, mi dispiace dirtelo, ma hai sbagliato tutto!

Se hai risposto di no allora sei sulla giusta strada, infatti:

  • L’insegnante ha una serie di conoscenze, di nozioni e le trasferisce;

lo fa anche il formatore.

  • L’insegnante può avere una classe di bambini o una classe di adulti;

può averla  anche il formatore.

  • L’insegnate ha un programma da seguire;

ce l’ha anche il formatore.

  • L’insegnante spesso torna a casa stremato, come se i suoi allievi gli avessero prosciugato tutte le energie;

questo può capitare anche ad un formatore.

L’insegnante  “imprime segni nella mente”.

Il formatore “plasma, modella, dà forma” alla persona.

Un insegnate può essere un formatore? Certo! Un formatore può essere un’insegnate? Anche!

Ma mai, assolutamente mai usare queste due parole come sinonimi.

Il Formatore è colui che si inserisce tra il “sapere/saper fare” e il “saper essere”.

So che ormai è di moda parlare del “saper essere” e lo avrai sentito ovunque ma voglio dirti brevemente cos’è:  mentre il sapere è la parte di conoscenza, quella che accumuliamo grazie allo studio, e il saper fare riguarda lo svolgimento vero e proprio dell’attività lavorativa, che è supportata dal sapere, il saper essere è il modo personalissimo, fatto di valori e convinzioni, con il quale esplichiamo la nostra attività professionale.

Il formatore lavora su questo aspetto.

Come?

Attraverso una formazione fortemente esperienziale, l’unica che consente al formatore di guidare il discente verso la consapevolezza e la conoscenza di se stesso, dei suoi comportamenti, dei valori, delle motivazioni e delle convinzioni che lo spingono a fare le cose in quel suo personalissimo modo, invece che in un altro.

Perché?

Perché pur avendo tutti la stessa pasta modellabile tra le mani e pur leggendo lo stesso foglio di istruzioni su come modellarla, ognuno di noi lavorerà su di essa rispetto al proprio modo di essere, di cui non sempre siamo pienamente consapevoli.

Vuoi fare il formatore? Allora lascia che i tuoi discenti esprimano loro stessi, guidali verso il raggiungimento dei propri obiettivi alla loro maniera, invitandoli a tracciare il proprio cammino. Supportali nella ricerca di strategie che possano allargare la loro visione, non fornire a loro solo la tua. Questo vuol dire fare formazione, questo vuol dire essere in grado di saper trasferire il “saper essere” agli altri.

La regola d’oro è questa: fa in modo che il tuo discente “sia”, e quando “sarà”, cioè esprimerà la propria professionalità nella pienezza del suo essere, allora vorrà dire che gli avrai donato la possibilità di esprimersi pienamente come professionista.

 

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Scritto da Rossella Annunziata Gargiulo

A cura di Luigi Lucci

 

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