Amministrazione

Le Novità in materia di lavoro: il Decreto Dignità

Le Novità in materia di lavoro: il Decreto Dignità

Il decreto dignità ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri. E’ entrato in vigore il 14 luglio, giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e sarà presentato alle Camere entro 60 giorni per la conversione in legge. Tra gli interventi previsti, oltre a misure di semplificazione fiscale, ci sono importanti novità per l’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, licenziamenti ingiustificati e somministrazione.

Sicuramente le novità più importanti riguardano i contratti a tempo determinato. Rispetto alla disciplina del Job Act si stabilisce che il rapporto a termine possa essere attivato senza alcuna causale per un periodo non superiore a 12 mesi (contro gli attuali trentasei). Per oltrepassare il limite dei 12 mesi, il contratto a tempo determinato dev’essere giustificato da:

  • Esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro o sostitutive;
  • Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

La causale non si applica per i contratti a tempo determinato stagionali.

In ogni caso il contratto non potrà superare i 24 mesi. Anche il limite delle proroghe massime scende da 5 a 4.

Oltre agli aspetti più propriamente giuridici, il decreto comporterà maggiori oneri per le imprese che utilizzeranno i contratti a tempo determinato. Infatti è stato introdotto un aumento dell’aliquota INPS già in vigore per i normali rapporti a tempo determinato (pari all’1,40% carico azienda destinata al finanziamento della NASPI) dello 0,5% per ciascun rinnovo, anche se trattasi di un contratto di somministrazione.

Le nuove disposizioni del Decreto dignità si applicheranno ai contratti stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto nonché ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in corso alla predetta data. 

Le novità in ordine ai licenziamenti è più puntuale. L’intervento si rivolge ai licenziamenti illegittimi, cioè i casi in cui non risulti accertato il giustificato motivo oggettivo. In queste ipotesi l’indennizzo, sino ad oggi previsto in misura comunque non inferiore alle quattro e non superiore alle ventiquattro mensilità, aumenta fino a raggiungere un minimo di sei ed un massimo di trentasei mesi dell’ultima di retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

Altra disposizione che impatta sul mondo del lavoro è quella riguardante i contratti di somministrazione. La novità del decreto consiste nell’applicare al rapporto tra lavoratore ed agenzia di somministrazione le nuove regole del contratto a tempo determinato. Si ricorda che nella formulazione attualmente in vigore ad opera del Dlgs. 81/15, il rapporto a termine tra lavoratore somministrato ed agenzia è regolato dal contratto collettivo applicato da quest’ultima ad eccezione di pochi rinvii ai normali contratti a tempo determinato. Con il decreto dignità la situazione si capovolge. Eccezion fatta per le disposizioni riguardanti i limiti numerici (art. 23 Dlgs. 81/15) e il diritto di precedenza (art. 24 Dlgs. 81/15) l’intero rapporto tra agenzia e somministrato è regolato dalle stesse norme che disciplinano il contratto a tempo determinato.

Di conseguenza, si applicheranno anche al contratto somministratore – lavoratore le modifiche sulla durata massima (24 mesi anziché 36) e le proroghe (4 e non più 5) introdotte dal decreto per i normali tempi determinati.

Non ci resta che aspettare la conversione in legge e i prossimi passaggi parlamentari. Si prevede sicuramente la reintroduzione, seppure in specifici settori economici, dei voucher. E si spera che siano previsti nuovi sgravi contributivi per le assunzioni o le stabilizzazioni a tempo indeterminato.

Restate connessi per i prossimi aggiornamenti del decreto.

 

 Scritto da Antonio D'Alisa - a cura di Luigi Lucci

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